La sostenibilità nelle costruzioni

L'edilizia, l'urbanistica e tutto ciò che ruota attorno al sistema delle costruzioni hanno un grande dovere ma anche una grande opportunità: inserire la sostenibilità al centro dei processi e dei percorsi che portano alla definizione di cosa fare, come farlo, con quali prodotti e con quali risorse e soprattutto dove. La sostenibilità è un percorso di sviluppo e come tale non ha solo una declinazione. Non esiste colo la sostenibilità ambientale, se pur centrale e fondamentale, ma anche la sostenibilità economica, quella finanziaria, quella urbanistica, quella tecnologica. Come ci ricordano alcuni studi realizzati in ambito europeo, il settore delle costruzioni è il settore industriale in Europa a più alto impatto ambientale, dato che consuma il 45% dell’energia complessiva, produce il 50% dell’inquinamento ed quasi il 50% dei rifiuti. Il settore delle costruzioni ha una responsabilità importante: adottare un approccio corretto che contempli la sostenibilità del sistema nel suo complesso, dalla progettazione alla realizzazione, dalla manutenzione alla demolizione, mediando e ottimizzando le diverse esigenze (organizzative, distributive, economiche, estetiche) e coniugandole secondo criteri biocompatibili e sostenibili. Il perché di questa scelta inevitabile e strategica sta in quelle percentuali.

Il concetto di sostenibilità prevede che un’attività sia considerata sostenibile se attuabile senza limiti di tempo e risorse per un tempo illimitato. E dunque va chiarito che l’edilizia, per sua natura, non è ad esempio ambientalmente sostenibile, in quanto anche se completamente realizzata con materiali riciclati, utilizza comunque la risorsa “suolo”. Solo nel caso di demolizioni e successive ricostruzioni con materiali ecocompatibili e riciclabili al 90%, potremmo definire l’edilizia una pratica sostenibile. Il settore delle costruzioni si scontra con il primo consumo, che è quello di suolo. Poi si scontra con il sistema dell’approvvigionamento dei materiali strutturali, che a loro volta fanno riferimento al sistema, poco conosciuto e monitorato, delle cave. Poi si scontra con tutti i prodotti tecnologici che dipendono ancora dal petrolio e dai suoi derivati. Ma l’approccio alla sostenibilità nelle costruzioni, al quale stanno lavorando numerosi centri di ricerca, sopratutto universitari, oggi sembra addirittura allargarsi anche ad altri aspetti, oltre a quelli ben noti del consumo di risorse (energetiche ed idriche):

  1. le soluzioni tecnico-costruttive per il risparmio energetico;

  2. la produzione di rifiuti a livello di filiera;

  3. gli scarti da demolizione;

  4. l’impiego di materiali eco-compatibili;

  5. il riutilizzo e il recupero dei materiali alla fine del ciclo di vita del prodotto;

  6. il recupero dei materiali e delle tecniche costruttive tradizionali.


Tra questi risultano particolarmente importanti quelli riferiti all’intero ciclo di vita del prodotto (produzione, trasporto, messa in opera, manutenzione, demolizione, riciclo e scarto residuo). E se oggi sono disponibili bilanci di impatto ambientale di prodotti e produzioni, in realtà poco se non nulla si sa sul bilancio ambientale complessivo. E ciò anche in ragione del fatto che se oggi sta iniziando a farsi strada il concetto di Lyfe Cycle Analysis (LCA o analisi del ciclo di vita), la mancanza di standard in relazione al calcolo di questi indicatori comporta l’impossibilità di valutare con precisione tali parametri, e dunque dare indicazioni veramente utili in tal senso.

Anche il comportamento ambientale dell’edificio nella sua globalità è difficilmente valutabile. In via generale si può affermare che l’impatto ambientale cresce con l’aumentare della durata dell’edificio stesso (della sua vita in esercizio): basta pensare alla produzione di CO2 durante la vita media di un edificio (oltre 50 anni) dovuta principalmente all’impiego di energia elettrica, che da sola rappresenta forse l’impatto ambientale più rilevante, dopo il quale si può parlare di quello dovuto alla scelta di determinati materiali per la sua realizzazione” . In questo senso una provocazione interessante potrebbe essere quella di affermare che probabilmente dal punto di vista del bilancio energetico e di impatto complessivo, molti fabbricati in Italia oggi dovrebbero essere demoliti e ricostruiti.

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